I nostri anni più belli.
Alessandro Allara / country narrativo
È cominciata come uno scherzo. L'idea di scrivere un pezzo country che parlasse dei migliori anni della mia vita: le estati a Margherita di Savoia, la sabbia quasi nera, le saline rosa, le partite infinite sulla battigia, mia nonna alla finestra che gridava "è pronto" e noi che non la sentivamo mai.
La prima versione l'ho realizzata con l'intelligenza artificiale, giusto per sentire come suonava. L'ho fatta ascoltare a mia madre. Lei l'ha mandata a due cugine. Le cugine l'hanno fatta girare. E all'improvviso la canzone ha cominciato a passare di mano in mano tra i salinari e i fuori sede, senza che nessuno sapesse bene chi l'avesse scritta.
"Forse il cuore non si perde, forse il cuore si pianta, e cresce nei posti dove sei stato bambino."
Il mistero ha fatto il resto. Solo su TikTok il brano ha superato le duecentomila visualizzazioni. Da lì la voglia di prenderla sul serio: andare in studio e trasformare quel demo in una canzone vera, con la produzione di MACS e le immagini raccolte da Michele Riefoli.
Quello che è rimasto è un omaggio alla città del sale, ma anche un inno alle estati degli anni Ottanta: alla socialità, alla vita di strada di un tempo in cui non c'erano i social, ma c'era tanta voglia di conoscersi e di divertirsi con poco.
Prodotto in studio da MACS · Immagini di Michele Riefoli
La sabbia è quasi nera, il sole picchia forte,
brucia i piedi scalzi e brucia la memoria.
Le trappole di sabbia sulla battigia,
i tamburelli, le partite infinite,
la pallina nella schiena a una ragazza in costume —
"scusa, vuoi un gelato?"
Il coraggio di quell'età,
cinquecento lire dentro un biliardino
e quel record al flipper durato un'estate.
A Margherita ho lasciato il cuore,
dove il sole sul sale ti brucia gli occhi,
a Margherita ho lasciato il cuore,
spero che qualcuno, un giorno, lo raccoglierà.
Spero che qualcuno un giorno lo riporterà.
La salsedine addosso, una seconda pelle,
l'asciugamano duro come cartapesta.
Mia nonna alla finestra che gridava è pronto,
ma la palla non si fermava e nemmeno noi.
E c'era Tato, mio fratello di mille estati,
un Marcantonio che cresceva troppo in fretta,
mi ha insegnato tutto, forse tutto sbagliato,
i film proibiti e il motorino scassato.
A Margherita ho lasciato il cuore,
dove il sole sul sale ti brucia gli occhi,
a Margherita ho lasciato il cuore,
spero che qualcuno, un giorno, lo raccoglierà.
Spero che qualcuno un giorno lo riporterà.
Albe a raccogliere granchi sul bagnasciuga,
tramonti a contare fenicotteri rosa.
Quella montagna bianca di sale in bicicletta,
i ritratti come Joshua Tree.
Il porto, i pescatori, le mani screpolate,
una limonata, il juke-box, le ragazze,
lo Scuro, il Ronzino, Doppielemaglie e Tato,
nomi che non sento da una vita,
eppur restano.
Forse il cuore non si perde,
forse il cuore si pianta,
e cresce nei posti
dove sei stato bambino.
A Margherita ho lasciato il cuore,
dove il sole sul sale ti brucia gli occhi,
a Margherita ho lasciato il cuore,
ogni tanto lo sento ancora che batte laggiù,
ogni tanto lo sento ancora che batte laggiù.
A Tato,
allo Scuro,
al Ronzino,
a Doppielemaglie,
a mia nonna alla finestra che gridava è pronto,
a quel bambino con la sabbia tra le dita,
a Margherita...
































Tutte le estati e i Natali della mia infanzia e della mia adolescenza sono legati a Margherita di Savoia: la casa dei Maestri, il Lido del Sole, la campagna.
La scrittura è sempre stata una passione, ma A Margherita è di fatto la mia prima pubblicazione ufficiale. È nata per gioco e ha preso una direzione seria quasi da sola, quando la gente del paese ha cominciato a farla girare.
Oggi vivo a Roma, ma conservo le mie radici salinare grazie a un'attività ricettiva e alla vecchia casa di mia nonna, rimasta di famiglia.